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L'espressione gioco di parole ( o gioco linguistico) descrive fenomeni molto eterogenei (calembour, limerick, lipogrammi, paronimie), accomunati solo dall'impiego di regole non convenzionali, spesso estemporanee ma a volte anche codificate (enigmistica, ludolinguistica), che sostituiscono o affiancano quelle del sistema linguistico di riferimento.In un'accezione più stretta e comune, « gioco di parole » designa la figura retorica del bisticcio o il doppio senso (calembour) calati nella cosiddetta freddura: questa definizione individua il meccanismo alla base del fenomeno (somiglianza/identità fonetica e differenza semantica) e lo riconduce all'ambito dell' umorismo.
Cenni storici
La tendenza a giocare con le parole si manifesta da sempre in tutte le espressioni letterarie della specie umana, dai poemi omerici alle iscrizioni rinvenute negli scavi archeologici. Celeberrimo è il passo dell' Odissea in cui Ulisse inganna Polifemo facendogli credere di chiamarsi Οὖτις, e declinando il nome in modo che il ciclope non percepisca la somiglianza con il pronome οὔ τις, « nessuno ». Pompei antica custodisce due tra gli esempi più datati del quadrato magico, nella forma ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR. A Ennio si deve il verso allitterante O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti, mentre svariati giochi di parole assistono la comicità di Plauto, ad esempio nell'Aulularia.
Largo uso ne farà in seguito anche William Shakespeare, in tutta la sua opera e specialmente in Pene d'amor perdute, dove sedici personaggi si dividono 250 giochi di parole. La dedizione al gioco di parole si ritrova in inglese nei poeti metafisici, in Swift, Wilde, Joyce, Carroll ( Alice nel paese delle meraviglie ). Nella vasta schiera di scrittori e poeti che giocano con le parole si rammentano inoltre, per la loro sistematicità, i futuristi (Marinetti, Palazzeschi), i surrealisti (Queneau, Prévert), i membri dell'OuLiPo (lo stesso Queneau, Perec). In campo comico e umoristico, il gioco di parole entra nel cinema e in televisione, dove restano celebri le invenzioni linguistiche di vari autori (si pensi negli Stati Uniti a Groucho Marx, in Italia a Campanile o a Flaiano).
Tipologia
Bartezzaghi distingue due «livelli» del gioco di parole, sulla scia di altri autori che contrappongono al « gioco di parole » propriamente detto il « gioco sulle parole » (Guiraud) o «con le parole » (Dossena). La distinzione attiene essenzialmente alla spontaneità o alla regolamentazione del gioco di parole, che si riflettono sulla sua valenza umoristica: massima nel primo caso, minima nel secondo.